A Edoardo Sanguineti
A Edoardo Sanguineti
in Oplepiana (Zanichelli, Bologna, 2002)
Si tratta di una boule de neige. Nell’antichità erano detti «versi ropalici» o anche «versi crescenti» quelli costituiti da vocaboli con numero di lettere via via crescenti di una unità (ne parla diffusamente Brunet nella sua Poétique curieuse e Borgmann, in Language on vacation, definisce snow-balls delle frasi basate sullo stesso principio). Il nome boule de neige («palla di neve») evoca la continua crescita (una palla di neve che rotola accumula via via sempre più neve. Essa ammette molteplici varianti; la più semplice è quella che vede invece decrescere il numero delle lettere (i francesi la definiscono fondante). La tecnica è in qualche maniera riconducibile a quella del classico technopaegnion, un carme figurato costituito da una serie di versi di differente lunghezza che, nel loro insieme, generano un disegno.
In occasione del primo anno di presidenza dell’Oplepo da parte di Edoardo Sanguineti, Raffaele Aragona ebbe a formulargli il proprio augurio sotto forma di una boule de neige d’ordine 16.(1)
(1) L’«ordine» di una boule de neige, naturalmente, è il numero delle sue righe.
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