Creazioni...

Ogni poema lipogrammatico esprimente
potenzialità oscurate

 

Anche con poche lettere è possibile comporre un testo molto eloquente.

Basteranno venti lettere o anche meno per scrivere dei versi. Perché, dunque, usarne tante? Quasi due dozzine di lettere, sedici consonanti e cinque vocali, possono mescolarsi in varia maniera per dar luogo ad un'infinità di parole; se si fa a meno di qualcuna di esse, non sarà una perdita grave, anzi sarà cosa propizia, generosa: ecco allora il lipogramma (dal greco lipein = lasciare e grámma = lettera), una figura retorica in negativo fondata su di una o più assenze.

Ciò è senz'altro essenziale da rilevare: quanto espresso in forma di lipogramma non è risultato di tutti i giorni, è fatto straordinario, è l'esito di parti laboriosi, attentamente studiati. Tante e tante parole vengono in tal modo tirate fuori dal buio annullante dell'oblio. Il lipogramma porta a non utilizzare i termini immediatamente venuti in mente, e pertanto il più delle volte banali, ma a trovarne altri, i quali meno spontaneamente sarebbero venuti fuori, termini fino ad allora messi in ombra dal pigro dialogare di tutti i giorni, obliati per l'ossessivo uso dell'ovvio, dei modi di dire, delle espressioni di gergo, delle frasi fatte.

Disparition (La), è il titolo che Georges Perec scelse per il suo romanzo interamente costruito senza mai usare la vocale e; il romanzo è senz'altro il più lungo testo lipogrammatico mai scritto. Piero Falchetta ha curato la sua versione in italiano con il titolo La scomparsa, nella quale la lettera che scompare è sempre la e. La versione spagnola, invece, reca il titolo El secuestro;in essa, però, la vocale scomparsa, però, è la a, la più frequente nella lingua spagnola.

E ciò cui ambivo, la mia cura, la mia cura continua fu innanzitutto di dar forma ad un prodotto tanto nuovo quanto istruttivo, un prodotto in grado, magari, di dar nuovo stimolo ai costrutti, ai narrati, ai dialoghi, ai fatti: insomma, in una parola, ai modi in cui si sostanzia il romanzo d'oggi (G. P., La disparition, trad. di P. F.).

Forse il più antico autore lipogrammatico è stato Laso di Ermione, che visse durante la seconda metà del VI secolo a.C.; ciò rende il lipogramma la più antica contrainte della letteratura occidentale. Nell'Inno a Demetra e nel ditirambo I centauri non veniva mai usata la lettera s (il s greco): è quanto riporta Georges Perec nella sua Histoire du lipogramme.

Generalmente l'uscita dalle convenzioni in letteratura viene considerata caratteristica di questo secolo. Ma non è così; chi pensa in tal modo dimentica le esperienze di tanti. Il barocco, ad esempio, fece rivivere in Italia l'artificio letterario: Orazio Fidele, pseudonimo di Nicola Ciminelli Cardone, scrive il famosissimo L'R sbandita sopra la potenza dell'Amore; l'abate Casolini, un abate dell'Ottocento afflitto da un difetto di dizione (era bleso e la pronuncia della r costituiva per lui un problema non da poco), messo al bando dall'ambiente intellettuale che frequentava, fu da ciò stimolato e scrisse una serie di componimenti che costituirono una sorta di vendetta: tutti quei componimenti mancavano assolutamente della lettera r.

Ho scritto pure io poemi lipogrammatici (dire “poemi” forse è un po' troppo), lipogrammi multipli, utilizzando soltanto le lettere del nome di una bimba, di una donna, di giovani sposi, escludendo tutte le altre. Nulla di nuovo, naturalmente, a tutti gli oulipisti è capitato di scrivere testi del genere; Perec è autore di una serie di Epitalami; Paul Fournel, un altro oulipiano, pubblicò una novella intitolata proprio Le Lipogramme, nella quale una ragazzina, per delle sorprendenti ragioni, si guarda bene dall'impiegare la lettera o.

Il dover fare assolutamente a meno d'una lettera addestra e mette a frutto la competenza nel comporre un poema, un racconto o un romanzo.

La poesia provoca panico in Perec: non riesce a scrivere se non costretto entro ben precise e rigorose contraintes.

Miracolo è, dice Italo Calvino a proposito della scrittura di Perec, che questa poetica che si direbbe artificiosa dà un risultato, una libertà e una ricchezza inventiva inesauribili.

Nuova, ulteriore riprova della vitalità del lipogramma è data dal tradurre lipogrammatico, poemi classici laddove, ad esempio, essa porta a stravolgere il testo base; come accadde a Umberto Eco allorché decise di evitare l'uso della a per "tradurre" A Silvia: la «Silvia» di Leopardi deve essere «Silvio» e dopo di ciò il testo stesso suggerisce tutte le molteplici, possibili e imprevedibili, ambiguità.

Ogni attività del genere, tuttavia, mette in luce le infinite sfumature della scrittura iniziale e rivela in che misura sia rilevante una determinata lettera; si capisce in qual misura la scrittura di partenza sia difficilmente parafrasabile e rimanga decisamente inimitabile.

Potenzialità è quella determinata da qualsiasi costrizione. Dinanzi al foglio bianco, in assenza di contraintes, la libertà è tanta, le immagini sono moltissime, difficili da dominare; succede che non si riesce a scrivere nulla. E invece il dover usare soltanto alcune lettere dell'alfabeto suggerisce non solo un nuovo lessico, ma anche nuovi concetti e nuove fantasie.

Quaranta sonetti isovocalici, brevi riassunti di altrettanti capolavori della letteratura mondiale, sono contenuti nel volumetto di Giuseppe Varaldo  All'Alba Shahrazad andrà ammazzata. Il monovocalismo (o isovocalismo) è una particolare forma di lipogramma, un lipogramma multiplo, un lipogramma nelle residue 4 vocali.

R, senza questa consonante è difficile qualsiasi componimento. Lo notava lo stesso abate Casolini: «Pensa qualcuno, lo so, che cogli epiteti, con i sinonimi speditamente si giunga a tutto. Ma chi pensa così, o non intende o s'inganna». Non costituì la composizione di quegli Elogi di cui egli stesso elogia «lo stile competentemente fluido, facile l'intelligenza, sustanzioso il sentimento. Cosicché accoppiatagli la mia natìa vivezza, gaia e fantastica, poco o niente si avvegga chi legge del felice inganno che gli ho intessuto. Almeno tanto avvenne nella Passion di Gesù; tanto che, declamandola, nessuno si avvide del nuovo stile e fe' plauso e fu pago».

Senza il lipogramma l'écriture péche par banalité. Le «lettere rubate» di Paolo Albani appaiono tutt'altro che banali: quei poemi lipogrammatici derivano da altri ai quali vengon tolte tutte le lettere 'r' e tuttavia mantengono valore, un nuovo valore, dicendo dell'altro.

Tradurre, comporre poemi, scrivere romanzi in modo da lipogramma pone in luce numerose parole e innumeri modi della lingua cui pochi sono adusi. La lingua, diceva Leopardi, si riproduce nelle proprie membra, essa è come cosparsa di germogli ed è di per sé disponibile a produrre sempre nuove maniere di dire.

Utile in modo straordinario per i blesi, s'è detto, è l'eliminazione della lettera r; e poi, che sollievo, nel caso di scritti lipogrammatici in r, non potere e non dover parlare di morte, di gravi affari, di spettri, ma soltanto di baci, di belle donne, di cibo, di dolci compagnie, di sognanti notti sotto le stelle, senza accenni a tormenti, a nevrastenie, a schizofrenie, a paranoie, a dispiaceri amorosi.

Vita lunga, quindi, al lipogramma.

Z è lettera rara, quasi come la q e la h; fare con essa un lipogramma è quasi come non farlo affatto.

 

Un elogio di lipogramma non può che essere lipogrammatico: ognuno dei suoi “capitoli” fa a meno della lettera con la quale inizia, esaurendo, nell’ordine, tutte le lettere dell’alfabeto.

La definizione che G. Peignot dà dell’arte del lipogramma nella sua “Poétique curieuse” (in Amusements philologiques ou Variétés en tout genres)1 è quella «di scrivere in prosa o in versi, imponendosi la regola di sopprimere una lettera dell’alfabeto».2 È dunque una figura in negativo, fondata su un’assenza.
Del lipogramma3 si conoscono esempi antichi, come quello di Nestore di Laranda (III o IV secolo), autore di un’Iliade lipogrammatica, quello di Fulgenzio (VI sec. d.C.) che nel suo De aetatibus mundi et hominis fece qualcosa di analogo: un compendio storico diviso in ventitré capitoli, in ognuno dei quali è soppressa, progressivamente, una lettera dell’alfabeto. Ma anche in tempi successivi4 non mancano esempi come quelli di Lope de Vega, cui si devono cinque novelle, ciascuna lipogrammatica in una delle cinque vocali, come il poema di Orazio Fidele (pseudonimo di Giovanni Nicola Ciminelli Cardone) L’R sbandita sopra la potenza d’Amore (Torino, 1633),che comprende mille e settecento versi senza la lettera R, fino ad arrivare alle incredibili performances di Ernest Vincent Wright che, nel 1939 pubblicò un intero romanzo (267 pagine), Gadsby, nel quale non viene mai usata la lettera e, fino a La disparition (1967) di Georges Perec che si sviluppa in 319 pagine anche qui con la vocale e sempre assente, cosa certamente più ardua data l’importanza di quella vocale nella lingua francese. La regola nascosta, ma pure sotto gli occhi di tutti, sfuggì ai critici che lessero La disparition come un romanzo “normale”.5
Il romanzo è stato tradotto in italiano da Piero Falchetta (La scomparsa, Guida editori, Napoli, 1995) sempre nel rispetto della stessa contrainte e qui di séguito si riporta l’incipit del primo capitolo.

 

1    G. Peignot, Amusements philologiques, Lagier, Dijon, 1842.
2   Il lipogramma, in realtà, può anche consistere nell’eliminazione di più di una lettera, due, tre…, fino a potersi considerare non più una figura fondata su delle assenze, bensì sulla presenza di solo alcune lettere ben definite: nascono così les beaux présents la contrainte du prisonnier,l’epitalamio,i monovocalismi, l’omoconsonantismo.
3    Una Storia del lipogramma è stata compilata da Georges Perec (in Oulipo, La littérature potentielle, Gallimard, Paris, 1973, ried. Folio, 1988).
4    Dal Seicento in poi gli autori di lipogrammi hanno evitato soprattutto la lettera r (gli scrittori tedeschi, forse a causa dell’elevata frequenza di quella lettera nella loro lingua, altri, come l’abate Casolini, certamente a causa dell’essere egli «bleso»: l’artificio risultava propizio a meglio far intendere le proprie omelie).
5    Georges Perec , nella sua Storia del lipogramma, notava come, mentre un acrostico, un tautogramma, un bout-rimé sono sempre spettacolari, un lipogramma non si nota: un lipogramma non dichiarato avrebbe buone probabilità di passare inosservato.

 

Elogio di  Ogni poema lipogrammatico esprimente potenzialità oscurate
ne La Biblioteca Oplepiana (Zanichelli, 2005)
già in Oplepiana (Zanichelli, 2002)
e in Esercizi di stime (Biblioteca Oplepiana n° 17, 2000)

 

 
 
   
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