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La disparizión

 

Anghiari è una deliziosa cittadina toscana poco distante da Arezzo.
Quell'anno, era il millenovecentonovantasei, vi si erano dati appuntamento i componenti di un gruppo letterario costituitosi qualche tempo prima. La località era stata scelta, non solo per le sue attrattive turistiche, ma anche perché in una posizione piuttosto centrale e facilmente raggiungibile da tutti i soci del sodalizio; uno di essi, ricordando una semplice formula imparata al liceo, riferendosi alle abituali residenze degli amici-colleghi, ne aveva definito il baricentro calcolandone le coordinate; corrispondevano quasi esattamente a quelle di Anghiari:


i
xG = LONG est  = ( S long i) / n = 11° 57' 18"
1->n

i
yG =  LAT nord = (S lat i ) / n  =  43° 37' 08"
1->n

L'amenità del luogo e le belle giornate di quell'ottobre, ancora lontane da parere autunnali, avevano convinto alcuni ad arrivare non da soli all'appuntamento. A dare il via era stato il piú giovane del gruppo, il quale, qualche settimana prima, quasi timidamente, aveva chiesto all'anziano Presidente l' «autorizzazione» a portare con sé la sua amica; il consenso era stato immediato (da tempo si parlava di quell'avvenente ed esuberante ragazza e tutti non vedevano l'ora di conoscerla) [...]

È l’incipit di una novella del mistero facente parte di quelle elaborate nel rispetto di alcune regole. La struttura venne definita in occasione di un incontro Oplepo ad Anghiari, nell’ottobre 1996. I racconti hanno tutti lo stesso numero di caratteri (con un algoritmo legato alle date di nascita dei membri del sodalizio): in essi è fisso il numero dei protagonisti (4, quante sono le diverse lettere costituenti la sigla OPLEPO), i loro nomi e le loro professioni (Ottone, orafo; Penelope, psicoanalista; Lallo, logopedista; Erica, erborista). Ciascun personaggio deve essere caratterizzato da attributi che inizino con la lettera del proprio nome; l’ambientazione è Anghiari nell’anno 1996. Ogni testo deve contenere la frase «Ogni piccola luce evoca profonde oscurità», il cui acronimo è OPLEPO.
Il titolo del racconto, escluso dal computo dei caratteri del testo, deve essere di 13 lettere, corrispondenti al numero (all’epoca) degli oplepiani.
Giallo d’Anghiari1 è il titolo della raccolta dei testi scritti nel rispetto delle regole definite e costituenti il fascicolo n° 16 della «Biblioteca Oplepiana»; vi appaiono anche i racconti di Elena Addòmine, Brunella Eruli, Piero Falchetta, Sal Kierkia e Giuseppe Varaldo.

 

Giallo d’Anghiari può considerarsi un contributo originale all’esperienza di “letteratura poliziesca potenziale” sviluppatasi dal 1973, anno di fondazione ad opera di François Le Lionnais dell’OuLiPoPo (Ouvroir de Littérature Policière Potentielle).

La disparizión
ne La Biblioteca Oplepiana (Zanichelli, 2005)
già in Oplepiana (Zanichelli, 2005)
e in Giallo d’Anghiari (“Biblioteca Oplepiana”, n° 16, 1999)

 

 
 
   
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