Creazioni...


Città

 

Può parere talvolta
che la vita riapra le braccia,
dischiuda i cancelli di ferro
e sospinga
al libero sole del mondo
ricordato soltanto e a mala pena.
Ma il male ritorna di nuovo.
È triste il destino che incombe:
un giorno tutto poteva anche
essere condizionato,
ora non v'è scampo.
Perché colpire più a fondo
rigettando nel buio più pesto?
È il destino degli uomini giusti
che operano per una causa,
per un processo evolutivo.
La sferza degli anni
ritorna a pesare sul capo
logicamente meditante
ad un desiderio d'evasione:
la Capitale è la morte.

È amaro il destino
a sapere lo scorrere lento
nel tortuoso corso dell'esistenza,
pur se la vita comincia
sulle vette più alte, dorate,
e ha un dolce sapore.
È amaro il destino,
nonostante si speri
veder di lilla colorato il cielo
o stare dinanzi a bianche scogliere
e guardare
una sagena o una scorticaria
che calansi in mare
al canto del gallo
(ma sono lontane;
vicino, solo un porto artificiale).
È amaro il destino;
per essere meno infelici
si dice ch'è azzurro il destino,
più grande, tra i fiumi di champagne,
sulle sponde di un letto,
ove si è fatto spensierati l'amore.

 

Quando non si tratti del semplice enigma, ma di un componimento tra quelli così detti “a schema”, la scrittura a enigmi presenta un’ulteriore contrainte, questa volta formale, rappresentata da una “combinazione” letterale. La tecnica utilizzata in questi casi è quella degli “enigmi collegati”: ogni parte della composizione è un enigma a sé stante, svolto, però, nel rispetto dell’unico tema apparente. Tra gli schemi più classici è quello della «sciarada» (due o più vocaboli che si uniscono per formarne un altro, completamente distinto dai primi) e di alcune sue derivazioni:1 come quella del «lucchetto», nient’altro che una “sciarada incatenata con l’elisione delle parti comuni”. Città  sviluppa lo schema SEconda condaNNA = SENNA:

Città
in Oplepiana (Zanichelli, 2002)
già su “Le Stagioni” (1968)

 
 
   
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