Capri
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Lì dove la costa spezzata
par che trovi la quiete,
tra bagliori d’argento,
è distesa la rete;
lei or offre il suo grembo
di molle flessuosa natura:
picchi e spianate ai suoi piedi,
son traccia di calde effusioni
grado a grado segnate nel tempo.
In un vano silenzio,
al rumore ovattato degli zoccoli,
uno sguardo s’attende
paziente e una carezza
che cadano sul viso dolcemente
a lenire quell’ansia
– un lamento del corpo,
un tormento del cuore –
e al bacio desiato
s’accostano le labbra
di chi si vuol bene.
Tra le sponde assolate,
tra il chiarore di lembi
e di candide vele
e di pizzi merlati
e dell’onda che frange,
tra le sagome bianche
di vergini amanti,
tra aneliti per nulla sopiti
e sbuffi di vento,
si ritrova l’affetto;
mentre intanto la vita,
scorre lenta e monotona
in un riposante abbandono,
tutt’intorno ora sale
un etereo sapore di sale.
Dalla piccola piazza,
proprio al centro del mondo,
ci si scosta soltanto
verso via Camerelle,
(disimpegno totale)
per una passeggiata al Quisisana. |
L’anfibologia rappresenta una contrainte semantica abitualmente praticata dall’autore di enigmi; egli percorre il proprio labirinto nel quale la struttura è determinata dalle diverse possibilità di significato che, nella lingua italiana, può assumere un vocabolo o addirittura un’intera frase; la regola “costringe” a scrivere un testo riferibile contemporaneamente a due soggetti diversi.
La dilogicità dello scritto è realizzata mediante le molteplici articolazioni del nostro lessico e si sviluppa secondo diverse modalità strutturali, tra le quali – in primo luogo – l’uso dell’omonimia, grazie al quale ci si allontana dall’ambiguità caratteristica dell’antico enigma e questo tipo di scrittura assume una connotazione ben differente e sostanziale.
Diventa per altro affascinante l’esito di alcune possibili, utili e concettose manipolazioni di significato: si dice le «piante spoglie» e non si sa se pensare a un paesaggio autunnale o a povere salme oggetto di lagrime; si parla di «credenza piena», ma è incerto se ci si debba riferire ad un ben provvisto mobile da cucina o a una fede assoluta, incrollabile; un «disegno sfumato» potrà indicare una figura dai contorni incerti e digradanti, ma potrà egualmente riferirsi ad un progetto andato in fumo; «la capitale francese» è Parigi, naturalmente, ma è anche la ghigliottina, quando si pensi alla pena capitale e alla triste macchina per decapitare. Tutte espressioni doppie, che riescono interessantissime nell’àmbito della semantica, della retorica e delle grammatiche generative.1
Il componimento è un «enigma»; oltre che a Capri esso può riferirsi a «il lettino d’ospedale». Qui di séguito se ne espone una “traduzione in chiaro”.
Nel luogo dove una costola rotta pare finalmente trovare riposo, tra riflessi metallici, è disposta una rete da letto: naturalmente flessibile (è fatta di molle), essa ora mostra il proprio incavo accogliente. Ai piedi del letto, un grafico, con punte e tratti stazionari, mostra l’andamento dei gradi di temperatura del paziente (la prima lettura rinvia invece alla formazione geologica superficiale dell’isola di Capri, costituita da prodotti effusivi di natura vulcanica).
Nell’ambiente è silenzio, salvo l’attutito rumore degli zoccoli abitualmente calzati da medici e paramedici: si attende il passaggio del primario che visiti e conforti il paziente, sia pure con una leggera carezza, aiutandolo a superare il suo malore, una forma depressiva, un dolore fisico, un male cardiaco; la bocca di colui che si vuole ritorni a star bene si accosta alla desiderata pozione da assumere.
Tra le sponde del lettino posto in modo isolato, tra la linda e spiegata biancheria (dotata ai lembi di frange e merlettata ai bordi), tra amorevoli infermiere vestite di bianco, con affanni non ancora risolti e tra apparecchiature dispensatrici di ossigeno, si ritrova il malato; intanto, tra le sale (dell’ospedale), tra l’odore di etere e di sali medicinali, la vita va avanti in ozioso riposo.
Dal piccolo letto, all’interno di un ambiente sterile, traversando il corridoio di disimpegno alle piccole camere dei degenti, ci si allontana soltanto per una breve passeggiata all’interno del luogo di cura del quale può dirsi: «Qui si sana».
1 Cfr., di Raffaele Aragona, “Poesia per enigmi”, in Enigmatica. Per una poietica ludica (Raffaele Aragona, 1996), “Enigmi, una scrittura à contrainte”, in Le vertigini del labirinto (Raffaele Aragona, 2000) e, di Sal Kierkia, “La contrainte semantica dell’enigma”, in La regola è questa (Raffaele Aragona, 2002).
Capri
in Oplepiana (Zanichelli, Bologna, 2002)
già in Capri à contrainte (La Conchiglia, Capri, 2000)
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